LA CHIRURGIA BARIATRICA PER L’OBESITÀ

chirurgia bariatrica

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L’obesità si può davvero curare con un intervento chirurgico? Scopriamo assieme cos’è la chirurgia bariatrica, quando è indicata e quali benefici può offrire a chi non riesce a dimagrire con le sole diete.


Intervista al dott. Giovanni Reginato, chirurgo generale

Si chiama “chirurgia bariatrica”. Si tratta di una chirurgia finalizzata al trattamento specifico dell’obesità, il cui scopo è quello di ridurre nel paziente l’assunzione di cibo tramite la diminuzione della capacità gastrica, e cioè dello stomaco, oppure tramite la diminuzione dell’assorbimento di sostanze nutritive da parte dell’intestino.
Ne parliamo con il dott. Giovanni Reginato, chirurgo generale, esperto in proctologia, per 35 anni chirurgo all’Ospedale di Bassano del Grappa, con un’importante esperienza sviluppata negli ultimi anni anche nel campo della chirurgia bariatrica.

Dott. Reginato, quindi l’obesità si può trattare anche con la chirurgia?

Certamente. L’obesità si può trattare anche con la chirurgia nei casi in cui le diete non funzionino. Prima bisogna provare in tutti i modi a vedere se il paziente dimagrisce con la sua volontà e con l’aiuto degli esperti. Chi non ce la fa, ed è con un indice di massa corporea superiore a 40, se non diabetico, si può operare.

Indice di massa corporea”, cioè?

È un indice per misurare il paziente in base a parametri come l’altezza e il peso. Se il paziente ha un indice di massa corporea superiore anche a 35, ma è diabetico, si può considerare l’intervento lo stesso.

Intervento di che tipo?

Il paziente può avere due tipi di interventi, alternativi: gli interventi restrittivi oppure gli interventi malassorbitivi. Negli interventi restrittivi si riduce il volume dello stomaco, facendo la cosiddetta “sleeve resection”, e quindi il paziente ha uno stomaco più piccolo per cui si sente subito sazio.

Sleeve resection”, ovvero? “Sleeve” in inglese vuol dire “manica”…

Esattamente. Si asporta una parte dello stomaco lasciando una specie di “manicotto” che limita la quantità di cibo ingeribile e induce pertanto un precoce senso di sazietà.

Gli interventi malassorbitivi, invece?
Sono interventi in cui si vuole ridurre la superficie di assorbimento delle sostanze. Cioè si riduce l’assorbimento degli alimenti che si introducono, perché la lunghezza dell’intestino tenue non viene ridotta ma viene fatto in modo che il contatto fra cibi e succhi digestivi avvenga molto più lontano dallo stomaco. L’operazione consiste nell’introduzione di mini-bypass gastrici oppure di bypass gastrici per “bypassare”, appunto, una porzione più lunga dell’intestino tenue dove normalmente avviene l’assorbimento delle sostanze nutrienti. Quindi si riduce la superficie di assorbimento.

Ci sono controindicazioni? Nel senso: io dimagrisco, ma con uno stomaco più piccolo o con un intestino tenue che “malassorbe” posso avere degli scompensi?
Dopo l’intervento, bisogna farsi seguire con degli esami del sangue per vedere se c’è un malassorbimento di determinate sostanze che bisogna aggiungere nella propria dieta. Cioè dopo l’intervento noi dobbiamo prescrivere sali minerali, vitamine varie eccetera per reintegrare le sostanze che non vengono assorbite. Questo dura almeno due anni dopo l’intervento, perché il paziente va seguito scrupolosamente dopo l’operazione. Dopodiché i controlli si riducono.

Da chi va seguito il paziente?
Va seguito da un’équipe. In cui rientrano il chirurgo operatore, il dietologo o dietista, ancora lo psicologo e poi gli specialisti che possono entrare in questa équipe in base alle necessità. Per esempio il cardiologo, lo pneumologo o quant’altro. Premetto che prima dell’operazione va fatto uno studio accurato delle condizioni del paziente. Quindi bisogna vedere gli esami del sangue, la presenza o meno di diabete, se ci sono problemi respiratori, bisogna fare la valutazione cardiologica, valutare se ci sono embolie negli arti inferiori… C’è dunque tutto uno studio molto approfondito prima dell’operazione. Dopo l’operazione, il paziente avrà notevoli benefici perché perderà dai 50 agli 80 chili di peso (o anche di più!) e avrà una riduzione delle sue complicanze collegate al diabete, alla pressione, al cuore, oppure alla situazione respiratoria. Insomma ritornerà, praticamente, normale, e molto spesso potrà ridurre o togliere molti dei suoi farmaci.

La chirurgia bariatrica è una prassi già consolidata oppure è una “nuova frontiera” della chirurgia?
La chirurgia bariatrica è una pratica consolidata. Nel senso che viene già praticata da alcuni decenni. Negli Stati Uniti ci sono interventi su pazienti molto più obesi, perché loro hanno un problema di obesità molto più importante con pazienti anche di 250-300 chili. Qui in Europa i pazienti sono meno pesanti e gli interventi sono in continua evoluzione, ma assolutamente standardizzati e specifici per ogni tipo di paziente. Bisogna dare il tipo di intervento giusto per ogni paziente, in base al tipo di dieta che nel prosieguo potrà assumere.

Dove si fa l’intervento? All’ospedale?
L’intervento si fa in ospedale oppure in cliniche specializzate dove gli specialisti possono operare in convenzione col Servizio Sanitario Nazionale. Perché il Servizio Sanitario Nazionale copre queste cure che sono costose però finalizzate a ridurre poi le complicanze nel prosieguo e a ridurre le terapie. Cure che vengono fatte anche su pazienti relativamente giovani, che per tutta la vita potranno avere questi benefici.

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