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	<title>Alimentazione &amp; Nutrizione &#8211; Ehila Salute</title>
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		<title>DAL PENSIERO AL PIATTO: PSICHE E CIBO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Angelica Montagna]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 08:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione & Nutrizione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il rapporto con il cibo è strettamente legato alle emozioni e spesso diventa un modo per gestire stati d’animo come ansia, stress o tristezza. Per uscire da questo circolo vizioso serve anche un supporto psicologico per imparare a distinguere la fame reale dai bisogni emotivi.]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Intervista alla dott.ssa Ornella Minuzzo psicologa-psicoterapeuta-neuropsicologa presidente Associazione Psicologi Marosticensi</strong></p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spesso capita di iniziare con una dieta ma poi non si è costanti e si rischia di riprendere il peso iniziale. Perché si fa così difficoltà con il cibo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È difficile proprio perché il rapporto con il cibo è complesso e coinvolge varie sfere: prima di iniziare una dieta, infatti, sarebbe opportuno fare chiarezza al riguardo. <br>Anche se il rapporto fra cibo ed emozioni può sembrare ovvio, solo recentemente è stata determinata <strong>l’evidenza scientifica di tale relazione.</strong> Numerosi studi e ricerche hanno dimostrato che molte emozioni sono strettamente collegate con l’alimentazione: l’ansia, la depressione, la noia, la solitudine, la rabbia, lo stress…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il particolare rapporto che ognuno ha con il cibo fin da piccolo, è carico di <strong>componenti psicologiche</strong> ed <strong>affettive</strong> del tutto personali che possono facilitare o interferire con il proprio modo di alimentarsi. <br><strong>Desiderio, piacere, soddisfazione</strong>… Ma anche<strong> timore, diffidenza, rifiuto</strong>, sono le componenti in gioco nell’ alimentazione, che spesso si alternano nella stessa persona</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il rapporto con il cibo, quindi, è l’espressione di un appetito che non si limita a soddisfare la fame, ma coinvolge gli impulsi più istintivi e vitali della vita affettiva.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">A chi di noi non è mai capitato di gradire un cibo che rievoca un momento particolarmente piacevole e di rifiutarne uno che è invece&nbsp;associato ad un ricordo non troppo felice?<br>Quante volte ci siamo seduti a tavola spinti da un reale senso di fame? E quante altre invece lo abbiamo fatto solo perché attratti da un profumo piacevole o da un piatto invitante?<br>Il problema si presenta <strong>quando le abitudini alimentari determinate dagli stati emotivi mettono a rischio l’equilibrio dell’alimentazione</strong>, portando ad un aumento incontrollato di peso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Esiste dunque un legame importante tra alimentazione ed emozioni?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È evidente. Ricordiamo che il cibo viene usato da sempre dall’umanità per festeggiare, calmare, per alleviare la noia e la depressione e come consolazione nei momenti di tristezza e angoscia. Il problema si presenta quando di fronte ad alcuni stati d’animo quali <strong>l’ansia, la confusione, la tristezza, la rabbia, la noia, l’agitazione, il senso di inadeguatezza, di solitudine, di stanchezza</strong> etc. etc. ci rifugiamo nel cibo e questo può innescare dei meccanismi automatici che portano ad utilizzare una strategia di regolazione: sento tristezza, non riesco a capire per quale motivo ma ciò mi fa sentire confusa, inizio a sentire fame, mangio del cibo e il senso di tristezza si dissolve. Attenzione, in questi casi il cibo che abbiamo ingerito innesca un <strong>meccanismo automatico</strong>, può accadere così che ogni volta che sento quel senso di tristezza corro a procurami del cibo, perché se mangio la tristezza sfuma, si alleggerisce. Altre volte potrei usare lo stesso stratagemma anche <strong>per non parlare e non dire ciò che penso,</strong> per non piangere, per non urlare dalla gioia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno trova o può trovare il proprio modo di <strong>usare il cibo per non sentire o non sperimentare le proprie emozioni.</strong> Emozioni che seguono un percorso certo: “Mi sento depressa/o, non ho forza, mangio qualcosa che mi tiri su – cioccolata, pasta, pane, pizza– così non mi sento più tanto depressa/o.” Quel tipo di cibo produce un innalzamento dell’umore ma invece di affrontare i motivi per i quali mi sento un po’ giù, mangio e provo a non pensarci.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Come possiamo evitare tale circolo vizioso?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Facendo un passo indietro dobbiamo ricordare che la fame corrisponde a un <strong>bisogno fondamentale dell’organismo</strong> ed è propria di ogni essere vivente ma per riconoscerla come bisogno di nutrimento e non come un mezzo per sedare le emozioni, è importante<strong> imparare ad ascoltarsi</strong> per rispettare i propri bisogni autentici e poterli affermare e soddisfare senza dover ricorrere al cibo per non parlare. Alla luce di questo, molti nutrizionisti hanno compreso che la soluzione per la maggioranza delle persone in sovrappeso o obese non&nbsp;è solo nel prescrivere una dieta associata ovviamente anche all’esercizio fisico ma è estremamente importante che venga associato anche <strong>un aiuto psicologico</strong> che consenta di utilizzare tecniche di modifica comportamentale. Rivolgersi ad un bravo professionista è essenziale, al di là di qualsiasi regime dietetico.</p>
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