SINDROME DA SOCIAL

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“Come sopravvivere ai social network”? Il dott. Alessandro Roca, neurologo esperto, ci guida attraverso i rischi e le insidie dell'uso eccessivo dei social. Scopri come un cattivo utilizzo può influenzare la nostra salute mentale, causando ansia, depressione e problemi di memoria, specialmente tra gli adolescenti. Ma non tutto è perduto: nel suo libro, Roca offre linee guida pratiche per sfruttare i social in modo positivo, evitando i confronti sfavorevoli e riconoscendo i segnali di dipendenza. Leggi di più per apprendere come proteggerti e vivere meglio nell'era digitale!

Intervista al dott. Alessandro Roca, neurologo

Instagram, Facebook, WhatsApp, TikTok e compagnia bella. Sono le pareti della prigione quotidiana per milioni di persone, costantemente connesse ai social network. Usare i social nel modo giusto può essere anche utile, abusarne diventa un problema. Lo sa bene il dott. Alessandro Roca, neurologo di Salerno, specializzatosi in Neurologia all’Ateneo Federico II di Napoli. Svolge la sua professione come specialista ambulatoriale territoriale, assistendo in particolare pazienti con patologie croniche come le malattie neurodegenerative e i disturbi cognitivi.

Ma è anche interessato ad approfondire gli effetti degli squilibri nel rapporto della società odierna con il progresso tecnologico che produce numerose problematiche, tra cui il cattivo uso dei social network e le conseguenze sulla salute.

Ne scrive regolarmente nel blog di approfondimento scientifico e di attualità DysTOPICS.it, da lui gestito. Il dott. Roca ha scritto al riguardo anche un libro, “Come sopravvivere ai social network. Linee guida per prevenire gli effetti collaterali” e con questo titolo ha tenuto una conferenza il 28 novembre dello scorso anno alla Biblioteca Civica di Bassano del Grappa.

Dottor Roca, quand’è che la fruizione dei social network diventa di interesse per il neurologo?

Diventa di interesse nel momento in cui si vanno a determinare dei problemi per la salute che poi io stesso andrò a riscontrare nei pazienti. Perché un cattivo uso della tecnologia, un cattivo uso dei social può dare problemi di umore, quindi depressione, ansia, può causare disturbi del sonno, può favorire l’insorgenza di patologie come la cefalea e le sindromi correlate. Può dare anche problemi di memoria e problemi di attenzione. A partire dai ragazzi, col rischio di compromettere il rendimento scolastico. Ma anche nell’intera fascia degli adulti, che presentano problematiche di memoria che possono poi andare a peggiorare.


Questi sono gli effetti principali o sono effetti collaterali?

Questi sono definibili come effetti collaterali. Perché ritengo, e nel mio libro lo voglio sottolineare più volte, che i social sono degli strumenti e il loro utilizzo positivo può dare anche effetti benefici mentre gli effetti collaterali sono quelli di cui parlavamo prima e cioè dei danni alla salute che derivano da un cattivo uso dello strumento.


Presumo quindi che la categoria più a rischio sia quella degli adolescenti…

Gli adolescenti sono senz’altro la categoria più a rischio, per una serie di motivi. Volendo citare i più importanti, innanzitutto perché sono ragazzi che già attraversano una fase di passaggio della loro vita e quindi sono psicologicamente più fragili. E anche perché sono i più esposti allo strumento, in quanto sappiamo che i giovani sono quelli più dediti all’utilizzo di tecnologia smartphone, schermi digitali eccetera.


Quando un abuso o un “troppo uso” dei social diventa dipendenza?

La dipendenza è inquadrabile con dei sintomi ben precisi. Per esempio l’ossessione verso le attività che vengono svolte, la difficoltà a staccarsi dai social anche quando ci sono da fare attività importanti come lo studio e il lavoro, la tendenza ad avere un disturbo dell’umore associato all’impossibilità di usare i social. E poi, in tutti gli studi che ho analizzato, l’elemento che ricorre come più importante è il tempo di utilizzo.

Quando si parla di tempi di utilizzo superiori alle 2 o 3 ore si inizia a configurare un quadro che non è più quello di un utilizzo sano, ma che può dare i problemi di cui parlavamo prima. È giusto fare una precisazione su questo: 2 o 3 ore potrebbero sembrare tante, però in realtà negli studi all’interno dei social vengono inseriti anche YouTube, WhatsApp e agli altri servizi di messaggistica. Quindi raggiungere questa quantità di ore diventa più facile di come si potrebbe pensare.


Come sopravvivere, allora, ai social network?

Sopravvivere ai social network vuol dire imparare a utilizzare lo strumento per beneficiare degli effetti positivi senza incorrere negli effetti negativi. Ci sono una serie di raccomandazioni che nel libro cerco di riassumere. La prima, a cui già ho un po’ accennato, è il tempo di utilizzo. Ma anche le modalità di utilizzo: quindi, per esempio, cercare di evitare i confronti sfavorevoli nella bacheca.

Ci sarà sempre chi è più bello, chi è più bravo e chi è più intelligente. Bisogna cercare di evitare questo confronto costante con altre figure, a maggior ragione con gli influencer che hanno un certo interesse a porsi come figure di riferimento. Cercare poi di evitare l’utilizzo dei social quando stiamo svolgendo attività che richiedono attenzione, siano esse di studio o di lavoro. Utilizzare i social anche con le corrette modalità di illuminazione con lo smartphone che deve essere usato a una distanza non troppo ravvicinata.

E poi il discorso, che facevamo prima, della dipendenza: quindi imparare a riconoscere i momenti in cui noi ne stiamo abusando, in modo da poter fare a meno di cronicizzare questo disturbo.

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