DAL PENSIERO AL PIATTO: PSICHE E CIBO

cibo e psiche

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Il rapporto con il cibo è strettamente legato alle emozioni e spesso diventa un modo per gestire stati d’animo come ansia, stress o tristezza. Per uscire da questo circolo vizioso serve anche un supporto psicologico per imparare a distinguere la fame reale dai bisogni emotivi.

Intervista alla dott.ssa Ornella Minuzzo psicologa-psicoterapeuta-neuropsicologa presidente Associazione Psicologi Marosticensi

Spesso capita di iniziare con una dieta ma poi non si è costanti e si rischia di riprendere il peso iniziale. Perché si fa così difficoltà con il cibo?

È difficile proprio perché il rapporto con il cibo è complesso e coinvolge varie sfere: prima di iniziare una dieta, infatti, sarebbe opportuno fare chiarezza al riguardo.
Anche se il rapporto fra cibo ed emozioni può sembrare ovvio, solo recentemente è stata determinata l’evidenza scientifica di tale relazione. Numerosi studi e ricerche hanno dimostrato che molte emozioni sono strettamente collegate con l’alimentazione: l’ansia, la depressione, la noia, la solitudine, la rabbia, lo stress…

Il particolare rapporto che ognuno ha con il cibo fin da piccolo, è carico di componenti psicologiche ed affettive del tutto personali che possono facilitare o interferire con il proprio modo di alimentarsi.
Desiderio, piacere, soddisfazione… Ma anche timore, diffidenza, rifiuto, sono le componenti in gioco nell’ alimentazione, che spesso si alternano nella stessa persona

Il rapporto con il cibo, quindi, è l’espressione di un appetito che non si limita a soddisfare la fame, ma coinvolge gli impulsi più istintivi e vitali della vita affettiva.

A chi di noi non è mai capitato di gradire un cibo che rievoca un momento particolarmente piacevole e di rifiutarne uno che è invece associato ad un ricordo non troppo felice?
Quante volte ci siamo seduti a tavola spinti da un reale senso di fame? E quante altre invece lo abbiamo fatto solo perché attratti da un profumo piacevole o da un piatto invitante?
Il problema si presenta quando le abitudini alimentari determinate dagli stati emotivi mettono a rischio l’equilibrio dell’alimentazione, portando ad un aumento incontrollato di peso.

Esiste dunque un legame importante tra alimentazione ed emozioni?

È evidente. Ricordiamo che il cibo viene usato da sempre dall’umanità per festeggiare, calmare, per alleviare la noia e la depressione e come consolazione nei momenti di tristezza e angoscia. Il problema si presenta quando di fronte ad alcuni stati d’animo quali l’ansia, la confusione, la tristezza, la rabbia, la noia, l’agitazione, il senso di inadeguatezza, di solitudine, di stanchezza etc. etc. ci rifugiamo nel cibo e questo può innescare dei meccanismi automatici che portano ad utilizzare una strategia di regolazione: sento tristezza, non riesco a capire per quale motivo ma ciò mi fa sentire confusa, inizio a sentire fame, mangio del cibo e il senso di tristezza si dissolve. Attenzione, in questi casi il cibo che abbiamo ingerito innesca un meccanismo automatico, può accadere così che ogni volta che sento quel senso di tristezza corro a procurami del cibo, perché se mangio la tristezza sfuma, si alleggerisce. Altre volte potrei usare lo stesso stratagemma anche per non parlare e non dire ciò che penso, per non piangere, per non urlare dalla gioia.

Ognuno trova o può trovare il proprio modo di usare il cibo per non sentire o non sperimentare le proprie emozioni. Emozioni che seguono un percorso certo: “Mi sento depressa/o, non ho forza, mangio qualcosa che mi tiri su – cioccolata, pasta, pane, pizza– così non mi sento più tanto depressa/o.” Quel tipo di cibo produce un innalzamento dell’umore ma invece di affrontare i motivi per i quali mi sento un po’ giù, mangio e provo a non pensarci.

Come possiamo evitare tale circolo vizioso?

Facendo un passo indietro dobbiamo ricordare che la fame corrisponde a un bisogno fondamentale dell’organismo ed è propria di ogni essere vivente ma per riconoscerla come bisogno di nutrimento e non come un mezzo per sedare le emozioni, è importante imparare ad ascoltarsi per rispettare i propri bisogni autentici e poterli affermare e soddisfare senza dover ricorrere al cibo per non parlare. Alla luce di questo, molti nutrizionisti hanno compreso che la soluzione per la maggioranza delle persone in sovrappeso o obese non è solo nel prescrivere una dieta associata ovviamente anche all’esercizio fisico ma è estremamente importante che venga associato anche un aiuto psicologico che consenta di utilizzare tecniche di modifica comportamentale. Rivolgersi ad un bravo professionista è essenziale, al di là di qualsiasi regime dietetico.

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